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GIAMBATTISTA PIRANESI Il sogno della classicità

LocandinaPiranesi8 dicembre 2017 - 8 aprile 2018
PALAZZO MOSCA - MUSEI CIVICI, PESARO

Giovedì 7 dicembre alle 18, inaugura a Palazzo Mosca-Musei Civici di Pesaro una nuova e suggestiva mostra dedicata a Giovanni Battista Piranesi detto anche Giambattista (Mogliano Veneto 1720 – Roma 1778) noto incisore, architetto e teorico dell'architettura.

Dopo la mostra “Rinascimento segreto” di Sgarbi e la personale di Nicola Samorì al Centro Arti Visive Pescheria, che giocava sulla persistenza del linguaggio classico nell’arte contemporanea, il progetto espositivo prosegue la riflessione a tutto tondo sulle rinascenze artistiche e i loro effetti nelle varie epoche, filo rosso della programmazione di quest’anno a Pesaro Musei.

Visitabile fino all’8 aprile 2018, l’esposizione “GIAMBATTISTA PIRANESI Il sogno della classicità”, è promossa dal Comune di Pesaro/Assessorato alla Bellezza e organizzata da Sistema Museo, con il contributo di The Art Company e in collaborazione con Fondazione Giorgio Cini di Venezia e Factum Arte di Madrid.

Circa 70 opere grafiche da tre celebri serie di incisioni dedicate alle carceri, alle vedute e alle antichità di Roma, rivelano il sogno neoclassico dell’artista affascinato dalla grandezza del passato antico, tra magnificenza e sentimento del sublime.

Il sogno torna a rivivere e a riverberare nel Palazzo, già dimora della nobile famiglia Mosca, dove fu ospitato Napoleone Bonaparte che del neoclassicismo aveva fatto una visione politica funzionale alla costruzione del suo Impero.

La mostra prende ispirazione proprio dalla visita del generale Bonaparte, il 6 e 7 febbraio 1797, quando fu ospitato da Francesco Mosca, allora esponente del governo della Repubblica Cisalpina di Milano e protagonista della cultura illuminista pesarese. Si deve a Francesco l’ammodernamento dell’edificio seicentesco, affidato all’architetto Luigi Baldelli, e in virtù dei legami politici e culturali della famiglia, il palazzo diviene un vivace cenacolo di intellettuali ed aristocratici.

L’originale allestimento crea un dialogo emozionale tra le incisioni di Piranesi e diverse opere delle civiche raccolte: sculture, ceramiche, modelli architettonici, arredi, il cui nucleo principale è costituito dal lascito ottocentesco della marchesa Vittoria Mosca. Manufatti databili tra Sette e Ottocento, prodotti sulla scia del vasto fenomeno di riscoperta ed interpretazione dell'antico.

Entrando nella sala del Bellini è Napoleone a dare il benvenuto. Il percorso inizia dal busto in marmo bianco che lo ritrae, tratto da un modello di Antoine-Denis Chaudet a inizio Ottocento e parte della collezione Hercolani-Rossini. Un ritratto di Stato nato per diffondere l’immagine ufficiale dell’Imperatore riconoscibile ma idealizzato secondo i canoni del bello e circondato da un´aura di quieta grandezza.

Si entra nel vivo con la celebre e suggestiva serie piranesiana dedicata alle “Carceri” (1761-70) nelle quali viene rivoluzionata la canonica rappresentazione della prigione. Tavole raffiguranti non gabbie di ferro o celle chiuse da sbarre ma ambienti fortemente drammatici, frutto di originale fantasia unita ad una attenta conoscenza architettonica. Sono ardite visioni modellate su solide nozioni di prospettiva e costruzioni tridimensionali. Sale infinite, volte distanti, spazi immensi e tuttavia claustrofobici, in cui la ripetizione di varchi, spazi e scalini, l'intrico dei volumi, il labirinto, richiamano una prigione psicologica più che fisica. Motivo per cui le Carceri di Piranesi hanno influenzato artisti romantici, surrealisti, fino ai contemporanei, a partire da Escher.

Sala per sala, si svela la variegata attività del grande artista veneto appassionato in particolar modo delle maestose rovine di Roma. La serie delle “Vedute di Roma” (1740-60) e delle “Antichità romane” (1757) esprimono al meglio la sua poetica e rendono note le bellezze e il fascino imperituro della città.

“Quando mi accorsi che a Roma la maggior parte dei monumenti antichi giacevano abbandonati nei campi o nei giardini, oppure servivano da cava per nuove costruzioni, decisi di preservarne il ricordo con le mie incisioni. Ho dunque cercato di mettervi la più grande esattezza possibile”. Parole di Piranesi che oltre a documentare l’Urbe dell’epoca, nelle sue opere riassume quell’intreccio magico in grado di avviluppare, in un unico immenso “capriccio”, archeologia, mito, invenzione e storia del suo tempo.

Due preziosi stipi provenienti dalla collezione Mosca, decorati da dodici tempere su pergamena riproducenti vedute di Roma con chiese e antichità, testimoniano la moda, già diffusa nella seconda metà del Seicento, di inserire scorci della capitale pontificia sul fronte di studioli e cassetti.

Di particolare rilievo è altresì una selezione dal ricco e raffinato servizio di porcellana francese di manifattura Darte Frères (originariamente circa 190 pezzi), donato da Napoleone alla famiglia Mosca in occasione della sua visita, come riconoscenza nei confronti del marchese Francesco.

Il percorso si conclude con un coinvolgente video che propone ‘ricreazioni’ 3D delle “Carceri” piranesiane realizzato da Gregoire Dupont dell'Atelier Factum Arte di Madrid, tramite procedimento stereolitografico. Il video è stato eccezionalmente concesso in prestito dalla Fondazione Giorgio Cini di Venezia, proprietaria dell'edizione Piranesi Fréres delle incisioni, da cui è stato tratto. TUTTI I DIRITTI RISERVATI.

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